venerdì 7 aprile 2017

Incolumità pubblica

Spesso le persone agiscono senza rendersi conto delle reali conseguenze. La vicenda qui proposta riguarda il caso di coloro che prendendosi cura di un animale abbandonato, credono poi che nulla in più incomba in capo a loro. Non è così. A ribadirlo è stata la Corte di Cassazione a proposito di un soggetto che sfamava, quindi in qualche maniera accudiva, un cane randagio che aveva aggredito e morso una persona procurandogli dei danni. Infatti, secondo i giudici: «l’insorgere della posizione di garanzia relativa alla custodia di un animale prescinde dalla nozione di appartenenza, di talché risulta irrilevante il dato della registrazione del cane all'anagrafe canina ovvero dalla apposizione di un micro chip di identificazione, atteso che l’obbligo di custodia sorge ogni qualvolta sussista una relazione anche di semplice detenzione tra l’animale e una data persona» (cfr. Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, Sentenza n. 17145/17; decisa il 17 gennaio 2017).