martedì 31 dicembre 2019

Esecuzione penale

Download free (Licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale) del testo eBook (Lilli M., 2019), dal titolo “La Costituzione e l’esecuzione penale. Dalla collaborazione con la giustizia ai benefici premiali” (ISBN 9788890945335). Appendici di “Sociologia Contemporanea” (ISSN 2421-5872). Una pubblicazione in via principale rivolta a studenti ma anche a quanti hanno interesse a temi che legano società, diritto e politiche criminali, queste ultime anche intese come quell'insieme complesso di procedure finalizzate a depenalizzare talune fattispecie di reato con la creazione di nuove che tengano conto del mutato contesto sociale. Costituzione della Repubblica Italiana, Principi Fondamentali: Articolo 2. “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Articolo 3. “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Pagina Pubblicazioni.

lunedì 30 dicembre 2019

Interruzione della prescrizione

Dibattito dal titolo: “Interruzione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio. Riforma improntata al populismo giustizialista”. Evento a più voci del 05 dicembre 2019, pubblicato da Radio Radicale.

sabato 28 dicembre 2019

Intervista a Carlo Palermo

Pandora TV (Testata giornalistica diretta da Giulietto Chiesa) propone l’intervista condotta da Giorgio Bongiovanni (direttore di Antimafia Duemila) a Carlo Palermo, già giudice istruttore presso il Tribunale di Trento e di Trapani. L’ex magistrato ripercorre diversi accadimenti che lo hanno visto protagonista anche in prima persona. Ebbene, come studioso di fenomeni criminali complessi, condivido molto della lunga ricostruzione dei fatti narrati nell'intervista, ma, a mio modesto avviso, ci sono dei passaggi sui quali provo una certa difficoltà a collegarli con altri. Tuttavia, lascio ad ognuno libera veduta delle cose. Suggerisco la visione completa del video.

lunedì 21 ottobre 2019

Inchiesta sulle mafie

Mercoledì 16 Ottobre 2019 - Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. Audizione del dottor Riccardo De Vito, magistrato di sorveglianza di Sassari e del dottor Fabio Gianfilippi, magistrato di sorveglianza di Spoleto.

sabato 20 luglio 2019

L’ergastolo ostativo

Camera Penale di Roma (Aula Occorsio – Piazzale Clodio), dibattito dal titolo “L’ergastolo ostativo e la speranza: evoluzione giurisprudenziale nelle Corti interne e internazionali”. Roma, 4 Luglio 2019. Come uditore presente al dibattito, ringrazio gli avvocati Cesare Placanica (Presidente della Camera Penale di Roma) e Maria Brucale (Responsabile della Commissione Carcere della Camera Penale di Roma) per l'ospitalità e per l’eccellenza organizzativa.

venerdì 19 luglio 2019

Per non dimenticare

Per non dimenticare (19 Luglio 1992 e 23 Maggio 1992). Comprendere la storia implica il comprendere la vita delle persone che la fanno (Dilthey W. 1833-1911)

lunedì 3 giugno 2019

Stampa e regime

Radio Radicale. Puntata di “Stampa e regime” di Venerdì 3 Maggio 2019, condotta da Paolo Mieli (giornalista e storico). Sequenza dell’ultima parte della puntata.

lunedì 20 maggio 2019

Conversazione con Pignatone

Radio Radicale. Conversazione con Giuseppe Pignatone (procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Roma) e Michele Prestipino (procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia) sul libro: “Modelli Criminali. Mafie di ieri e di oggi” (Editori Laterza), martedì 12 marzo 2019, a cura di Massimiliano Coccia e Massimo Bordin.

sabato 20 aprile 2019

Depistaggi e stragi

Dibattito dal titolo “Furti di verità depistaggi e stragi in Italia”. Palermo, Venerdì 12 Aprile 2019. Registrazione video di Radio Radicale.

lunedì 25 marzo 2019

Diritto all'affettività

In questo video è possibile rivedere parte del dibattito sul tema del diritto all'affettività in carcere (Roma, 26 Maggio 2017), organizzato da “Nuovo Cinema Palazzo”. L’intervento qui proposto è della dott.ssa Silvia Talini (Università degli Studi Roma Tre). Registrazione di Radio Radicale.

lunedì 4 marzo 2019

Consulta e Carcere

Radio Radicale. Giovedì 14 Febbraio 2019. Puntata di “Consulta e Carcere”, intervista a Giorgio Lattanzi, Presidente della Corte Costituzionale.

sabato 22 dicembre 2018

Intervista di Gianni Minà

Antonino Caponnetto (1920-2002), intervistato da Gianni Minà, racconta dell’esperienza del pool antimafia attraverso una ricostruzione dettagliata di fatti ed eventi, nonché una rassegna di riferimenti a persone perbene e ad altre diversamente tali.

sabato 21 luglio 2018

Dibattito su Aldo Moro

In ricordo del giudice Severino Santiapichi (1926-2016). Dibattito su: “Aldo Moro, trent'anni dopo”. Organizzato da Università degli Studi della Sicilia Centrale Kore di Enna e Università degli Studi di Palermo. Registrato ad Enna il 13 maggio 2008.

mercoledì 25 aprile 2018

Il 25 aprile 1945

La Festa della Liberazione, che simbolicamente si celebra il 25 aprile di ogni anno, è dedicata al ricordo delle ultime fasi della Seconda guerra mondiale, ovvero dell’occupazione nazifascista in Italia, la quale, liberazione appunto, non si contemplò nell'unica giornata del 25 aprile 1945. Ebbene, a distanza di decenni da quei tragici eventi, c’è chi comprensibilmente chiede giustizia, e in qualche modo la ottiene pure, o comunque per certi versi può ritenersi ragionevolmente soddisfatto. Tribunale di Sulmona, Ordinanza ex artt. 702-bis e 702-ter Codice procedura civile, del 2 novembre 2017, sui fatti di causa tra il Comune di Roccaraso, in persona del sindaco pro tempore, ed un numero consistente di cittadini; contro: la Repubblica Federale di Germania. Con ricorso depositato il 14.01.2015, il Comune di Roccaraso, in persona del sindaco pro tempore più altri, chiedevano al Tribunale di Sulmona di condannare la Repubblica Federale di Germania, nonché, occorrendo, i Ministeri delle Finanze e degli Esteri del detto Stato, al risarcimento dei danni subiti per l’eccidio commesso tra il 16 ed il 21 novembre 1943 dai soldati appartenenti alla XI Compagnia del III Battaglione del I Reggimento della I Divisione paracadutisti, sotto il comando del LXXVI Corpo d’Armata tedesco, ai danni di 128 abitanti della frazione di Pietransieri, nel Comune di Roccaraso (AQ). Nessuno si costituiva per la Repubblica Federale Tedesca la quale, perciò, veniva dichiarata contumace. Tuttavia, l’Ambasciata tedesca in Italia trasmetteva nota nella quale rappresentava che non avrebbe depositato ulteriori atti nel corso del giudizio, non riconoscendo la giurisdizione italiana in relazione alla causa in oggetto, conformemente a quanto statuito dalla Corte Internazionale di Giustizia con sentenza del 03.02.2012 cui l’Italia aveva l’obbligo di conformarsi allo Statuto delle Nazioni Unite. Parimenti, con ulteriore comparsa a sostegno delle ragioni della resistente Repubblica Federale Tedesca, il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale italiano, esponendo di avere interesse al rigetto delle domande in quanto proposte in violazione dell’immunità che il diritto internazionale consuetudinario riconosce agli Stati esteri nei confronti delle giurisdizioni nazionali, con conseguente esposizione dell’Italia al rischio di condanna per il risarcimento dei danni subiti dalla Germania, ed eccependo l’inammissibilità delle domande proposte per avere lo Stato Italiano rinunciato ad ogni pretesa nei confronti della Germania in forza del Trattato di pace di Parigi del 10.02.1947, nonché dell’Accordo di Bonn del 02.06.1961. Motivi della decisione. Tra le altre conclusioni: «È fuor di dubbio, dunque, che il Terzo Reich fosse direttamente responsabile delle nefandezze dei suoi soldati, ai sensi dell’art. 2043 c.c., per aver teorizzato ed attuato, per il tramite delle forze armate, una vera e propria politica del terrore. Né osta, a tale affermazione di responsabilità, l’incertezza circa l’identificazione dei soldati che materialmente eseguirono l’eccidio, avendo la Cassazione già avuto modo di statuire come l’azione civile per il risarcimento del danno, nei confronti di chi è tenuto a rispondere dell’operato dell’autore del fatto che integra una ipotesi di reato, è ammessa – tanto per i danni patrimoniali che per quelli non patrimoniali – anche quando difetti una identificazione precisa dell’autore del reato stesso e purché questo possa concretamente attribuirsi ad alcune delle persone fisiche del cui operato il convenuto sia civilmente responsabile in virtù di rapporto organico o di dipendenza». Pertanto, «la Repubblica Federale di Germania, quale successore del Terzo Reich», è da considerare responsabile dei fatti contestati allorché: «Nella fattispecie i crimini di guerra e contro l’umanità ascritti al Terzo Reich […] hanno determinato lo sterminio di buona parte della popolazione […] composta prevalentemente da anziani, donne e bambini, e sono stati attuati con modalità efferate, in spregio del più elementare senso di umanità e dei valori accolti in ogni società civile. Non può, allora, porsi in dubbio che i fatti di causa abbiano provocato dolore, sofferenze e sbigottimento nella collettività di cui il Comune di Roccaraso costituisce ente esponenziale, creando nella memoria collettiva una ferita non rimarginata che è, ancora oggi, fonte di indelebile turbamento e, pertanto, di danno non patrimoniale risarcibile» (cfr. Tribunale di Sulmona, Ordinanza del 02.11.2017).

sabato 20 gennaio 2018

Carcere e permessi

Una premessa per i meno esperti. L’articolo 4-bis della Legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme sull'ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà), è una disposizione abbastanza complessa da riassumere in poche righe, tuttavia, per ciò che riguarda il presente contributo, la materia tratta del «Divieto di concessione dei benefici e accertamento della pericolosità sociale dei condannati per taluni delitti». Già da questa breve introduzione, credo si comprenda abbastanza bene perché ai detenuti, il più delle volte, è rigettata la loro richiesta di permesso di necessità previsto invece da un’altra disposizione normativa della stessa legge, l’articolo 30, che così, brevemente, stabilisce: «Nel caso di imminente pericolo di vita di un familiare o di un convivente, ai condannati e agli internati può essere concesso dal magistrato di sorveglianza il permesso di recarsi a visitare, con le cautele previste dal regolamento, l’infermo […] Analoghi permessi possono essere concessi eccezionalmente per eventi familiari di particolare gravità». Ebbene, il caso qui in esame ha come protagonista un detenuto in espiazione della pena dell’ergastolo per reati cosiddetti ostativi dei benefici penitenziari, ex art. 4-bis sopra citato, al quale soggetto il Tribunale di sorveglianza aveva rigettato il reclamo avverso il provvedimento di diniego di permesso di necessità emesso dal magistrato di sorveglianza, con riguardo all'istanza di potersi recare a far visita alla consorte in procinto di parto, incinta a seguito di fecondazione assistita. Il detenuto ricorre per cassazione, lamentando «la violazione dei presupposti previsti dalla legge per la concessione del permesso […] di necessità […] e vizio di motivazione […] censurando la subordinazione della concedibilità del permesso al verificarsi di un evento di esclusiva natura negativa o irripetibile, anziché al suo carattere importante e particolarmente significativo nella vita della persona», ottenendo così l’accoglimento del ricorso e rinvio per un nuovo esame. Nel richiamare anche orientamenti precedenti, i giudici, a fondamento del rinvio, hanno così motivato: «i requisiti della particolare gravità dell’evento giustificativo e della sua correlazione con la vita familiare, indispensabili per la concessione del permesso, devono essere verificati con riguardo alla capacità dell’evento stesso – da intendersi nella sua accezione di fatto storico specifico e ben individuato – di incidere in modo significativo nella vicenda umana del detenuto, senza che debba trattarsi necessariamente di un evento luttuoso o drammatico: assume, invece, importanza decisiva la sua natura di evento inusuale e del tutto al di fuori della quotidianità, sia per il suo intrinseco rilievo fattuale, sia per la sua incidenza nella vita del detenuto e nell'esperienza umana della detenzione carceraria […] In particolare, e in coerenza con la funzione rieducativa della pena e con le esigenze di rango costituzionale di umanizzazione della stessa […] è stata ritenuta l’incidenza rilevantissima, se non addirittura decisiva, che devono assumere il contatto coi familiari e il ruolo della famiglia nel contesto interpretativo dei requisiti […] caratterizzanti l’evento che legittima la concessione del permesso […] di necessità». Concludendo poi, che: «L’affermazione del Tribunale di sorveglianza secondo cui la nascita di un figlio non costituisce, per il genitore, un evento (necessariamente) irripetibile potrebbe anche apparire fondata dal punto di vista strettamente naturalistico, ma non è condivisibile sotto il profilo […] della sua concreta incidenza sull'esperienza umana del genitore interessato, per il quale la nascita di ciascun figlio rappresenta un evento emozionale di natura eccezionale e insostituibile, tale da realizzare un unicum indelebile nella sua esperienza di vita. Non può negarsi, del pari, la natura fortemente coinvolgente dell’evento-parto in sé, anche se destinato ad avvenire con metodi naturali, sotto il profilo della intensità emotiva che normalmente caratterizza la partecipazione del padre alla nascita di un figlio, anche sotto il profilo della preoccupazione contestuale per la salute tanto della madre quanto del bambino, concorrendo a conferire quel carattere di eccezionalità e di inusualità che concretizza la particolare gravità dell’evento familiare» (cfr. Corte di Cassazione, Sezione Prima Penale, Sentenza n. 48424/2017, decisa il 26/05/2017).

sabato 6 gennaio 2018

Umberto Eco

Umberto Eco (1932-2016), Torino 2015: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel». Fonte video: Repubblica TV.

sabato 16 settembre 2017

Apologia di reato

Nel caso in esame, ad un soggetto si contestava la commissione del reato di “Istigazione a delinquere”, per aver egli pubblicato sul social network, profilo personale Facebook, materiale «apologetico dell’associazione terroristica denominata Isis», noto al grande pubblico anche come “stato islamico”. Il reato contestato, rubricato all'articolo 414 del Codice penale, tra l’altro stabilisce che: «Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione […] con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti […] Alla pena stabilita […] soggiace anche chi pubblicamente fa l’apologia di uno o più delitti. La pena prevista […] è aumentata se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici […] se l’istigazione o l’apologia di cui ai commi precedenti riguarda delitti di terrorismo o crimini contro l’umanità la pena è aumentata della metà. La pena è aumentata fino a due terzi se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici». In effetti, il materiale pubblicato sulla piattaforma Facebook si contraddistingueva per la sua «matrice islamica radicale e, tra l’altro, comprendeva […] una fotografia con commento dell’imam […] già arrestato dalla polizia […] per avere reclutato soggetti affiliati all'Isis […] alcune videoregistrazioni inneggianti al martirio religioso jihadista, che riprendevano immagini di individui armati e vestiti con abiti militari mimetici […] la condivisione di lunghi brani di discorsi di autorità religiose, appartenenti all'area islamica radicale, che esaltavano l’adesione di singoli combattenti al califfato […] e la loro morte in qualità di martiri jihadisti […] materiale di provenienza telematica eterogenea mirante a propagandare l’ideologia e le attività dello stesso sodalizio terroristico, sia sul piano politico che su quello religioso». Nonché, a seguito di ulteriori indagini, veniva sequestrato al soggetto tutta una serie di altro materiale propagandistico di eguale portata rispetto a quello già pubblicato sul social network. Ebbene, nonostante tale quadro fortemente indiziante, il giudice del riesame al quale si era rivolta la difesa del soggetto indagato non riteneva fondato il reato di apologia poiché, ad avviso del giudicante, parte del materiale pubblicato: «pur riguardando il conflitto bellico in corso di svolgimento sull'area geografica siro-irachena, non contenevano alcun riferimento esplicito allo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria e alla matrice islamica radicale che ispirava le sue azioni, limitandosi a diffondere informazioni sull'interpretazione coranica del ruolo di combattenti svolto dagli adepti di fede musulmana che fornivano il loro sostegno al conflitto in questione». Analogamente riguardo ad altro materiale, poiché lo stesso faceva: «esplicitamente riferimento all'Isis, ma su un piano esclusivamente istituzionale e religioso, riguardante la legittimazione che lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria avrebbe sotto il profilo del riconoscimento internazionale; profilo, quest’ultimo, a sua volta collegato ad una più ampia piattaforma dogmatica, finalizzata a giustificare sul piano teologico la presenza di tale organismo sulla scena internazionale, a prescindere dai richiami alla matrice jihadista dei suoi proclami». Queste in sostanza le considerazioni che hanno indotto il giudice del riesame ad affermare che la sussistenza del delitto contestato: «non poteva discendere da un giudizio complessivo sulle sue posizioni religiose, rispetto alle quali non era possibile esprimere alcuna valutazione negativa, riguardando il credo islamico dell’indagato la sua sfera privata». La conseguenza è stata quella dell’annullamento del provvedimento cautelare in capo al ricorrente con l’immediata scarcerazione se non detenuto per altra causa. Alla luce di quanto esposto, ricorreva per cassazione il Procuratore della Repubblica deducendo tutta una serie di vizi motivazionali del provvedimento impugnato, che qui ometto di citare. Mentre ciò che interessa il presente contributo è il ragionamento fatto dai giudici di legittimità che hanno accolto, almeno in parte, il ricorso della procura. Infatti, affinché si configuri il reato apologico è necessario che le conversazioni, anche per via telematica, quindi l’ambito conoscitivo delle stesse non resti circoscritto al «solo ricorrente, ovvero all'interlocuzione individuale con altro soggetto». Ne consegue, che ai fini della configurazione del reato contestato: «non rileva la tipologia dei reati in relazione ai quali si esplica l’attività comunicativa, ma le modalità con cui la comunicazione viene esternata, che devono possedere connotazioni di potenzialità diffusiva, conseguenti al fatto di essere destinate a un numero indeterminato di soggetti». E richiamando precedenti decisioni, concludono i giudici: «Integra il reato di apologia di uno o più delitti […] la diffusione di un documento di contenuto apologetico mediante il suo inserimento su un sito internet privo di vincoli di accesso, in quanto tale modalità ha una potenzialità diffusiva indefinita» (cfr. Corte di Cassazione, Sezione Prima Penale, Sentenza n. 24103/17, decisa il 4 aprile 2017).

domenica 3 settembre 2017

Omicidio Dalla Chiesa

Il Fatto Quotidiano: «Sono passati 35 anni da quando Carlo Alberto Dalla Chiesa fu ucciso dalla mafia insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all'agente di polizia Domenico Russo. Oggi, 3 settembre, Palermo ricorda l’eccidio di via Isidoro Carini. Erano le 21:15 del 3 settembre 1982, quando in questa strada la macchina su cui viaggiavano il prefetto e la moglie è stata affiancata da una Bmw dalla quale sono partiti 30 colpi di ak-47. Subito dopo, l’auto di scorta è stata presa di mira da un commando in motocicletta che ha scaricato sull'agente e sull'autista una serie di colpi di mitra. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la commemorazione ha deposto una corona di alloro sotto la lapide che ricorda l’eccidio. La sua morte non è stata inutile” afferma la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi. “Oggi ricordiamo un servitore dello Stato. Il prefetto Dalla Chiesa fu ucciso in quanto rappresentava un pericolo reale per la mafia e, non va dimenticato, anche perché fu lasciato solo. Per l’omicidio di Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo, su cui ancora si aggiungono dettagli a distanza di 35 anni, sono stati condannati all'ergastolo, come mandanti, i vertici di Cosa nostra dell’epoca: i boss Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci. Nel 2002 è arrivata la condanna anche per gli esecutori: Vincenzo Galatolo, Antonino Madonia, Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci». Nella sentenza si legge: Continua a leggere →

sabato 22 luglio 2017

Esigenze cautelari

Va esclusa le misura meno afflittiva degli arresti domiciliari rispetto alla custodia in carcere per la donna che sostiene di dover accudire la figlia maggiorenne ma completamente invalida. Già nel merito il Tribunale del riesame rigettava l’appello proposto dalla ricorrente sottoposta alla misura coercitiva della custodia in carcere perché gravemente indiziata del delitto di partecipazione ad associazione di stampo mafioso. La questione posta all'attenzione della Corte di cassazione riguarda quindi l’analoga applicazione che pone il divieto della custodia in carcere nei confronti dell’indagato quando si «tratti di donna incinta o madre di prole convivente di età non superiore ai sei anni, oppure di padre quando la madre sia deceduta o assolutamente impedita dal prestare assistenza ai figli». Adducendo, appunto, che tali situazioni dovrebbero essere equiparate a quella in cui versa la figlia della ricorrente: «affetta da sindrome di Down con un’età mentale di sette anni, da altre patologie totalmente invalidanti, richiedenti interventi chirurgici periodici e lunghi trattamenti riabilitativi, in assenza dei quali resterebbe compromessa la sua motilità e le altre funzioni essenziali, oltre che da sindrome depressiva e quindi, nonostante il raggiungimento della maggiore di età, bisognosa dell’assistenza continua della madre, stante l’assenza di altre figure familiari in grado di accudirla […] per l’avvenuta carcerazione dei genitori, dei fratelli e degli zii paterni e materni e quindi affidata ad un tutore legale». Ebbene, la Corte, nel valutare la complessa e delicata vicenda, ha premesso che la misura restrittiva applicata «risponde a finalità di contrasto di fenomeni criminosi, ritenuti tra i più gravi ed allarmanti perché in grado di ledere beni primari, quali l’ordine e la sicurezza pubblici, sul presupposto della generalizzata pericolosità di quanti siano raggiunti da indizi circa la loro consumazione e le cui istanze di libertà personale devono cedere […] a fronte delle preminenti esigenze di tutela della collettività. Soltanto nella ricorrenza di condizioni di particolare debolezza del soggetto indagato o imputato, legate alla gravidanza, alle necessità di assistenza di prole convivente di età non superiore ai sei anni, all'età, alla salute, quindi connesse a diritti inviolabili della persona […] gli interessi processuali e di prevenzione non impediscono l’accesso a misure diverse da quella custodiale». Pertanto, almeno per quanto riguarda le doglianze così come formulate nel ricorso, lo stesso è stato dichiarato inammissibile, lasciando invariata la misura cautelare iniziale, condannando l’imputata al pagamento delle spese del procedimento ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (cfr. Corte di cassazione, Sezione Quinta Penale, Sentenza n. 48371, decisa il 20.06.2017).

mercoledì 19 luglio 2017

In ricordo di Paolo Borsellino

Anniversario della strage di via Mariano D’Amelio a Palermo (19 luglio 1992 - 19 luglio 2017), in cui furono barbaramente uccisi dalla mafia il magistrato Paolo Borsellino e la sua scorta. Dopo venticinque anni e diversi processi celebrati per fare chiarezza su quel crimine, ancora oggi sono infiniti gli interrogativi senza una risposta ragionevolmente certa. A partire dai depistaggi, a chi li ha tramati e portati o fatti portare a compimento. Come scrive il Messaggero, per la ricorrenza: “Anche la commissione Antimafia guidata da Rosi Bindi sarà a Palermo e tra l'altro ascolterà le testimonianze del superstite della strage Antonio Vullo e della figlia del giudice, Fiammetta. Per tutta la giornata si alterneranno dibattiti e manifestazioni organizzati dall'associazione Agende rosse per ricordare il magistrato fino alla fiaccolata di questa sera che attraverserà la città”. Breve video ricordo →